Artisti digitali e sostenibilità: dietro le quinte del nuovo universo creativo fra luci e ombre

Artisti digitali e sostenibilità: dietro le quinte del nuovo universo creativo fra luci e ombre

Artisti digitali e sostenibilità: dietro le quinte del nuovo universo creativo fra luci e ombre - brizoapp.it

Luca Antonelli

Novembre 20, 2025

Una sala che sembra un museo ma senza telecamere: visitatori con visori che si muovono tra installazioni luminose, mentre sullo schermo una grafica generativa cambia forma in base ai loro movimenti. È una scena che si vede sempre più spesso nelle città italiane e in molte capitali europee: l’arte non è più soltanto oggetti trasportabili, è codice, esperienza e certificato digitale. Ma quello che appare come una rivoluzione culturale solleva domande concrete sulla sua sostenibilità ambientale, economica e legale.

La trasformazione tecnica e il mercato digitale

L’arte nata con computer, tablet e software ha smesso di essere un fenomeno di nicchia: è entrata nelle fiere, nelle gallerie e nelle piattaforme online. Il fenomeno più discusso è quello degli NFT, token che associano un certificato di proprietà a un file digitale tramite blockchain. Per molti artisti si è aperta una nuova modalità di reddito e visibilità, e per i collezionisti la possibilità di acquistare un “originale” non fisico.

Artisti digitali e sostenibilità: dietro le quinte del nuovo universo creativo fra luci e ombre
Artisti digitali e sostenibilità: dietro le quinte del nuovo universo creativo fra luci e ombre – brizoapp.it

Il mercato ha attraversato una fase di forte attenzione mediatica, con vendite che hanno portato l’arte digitale sotto i riflettori. Ma non mancano criticità: la speculazione e l’instabilità dei prezzi hanno generato dubbi tra curatori e operatori. Un dettaglio che molti sottovalutano è la differenza tra vedere un’opera online e possederne la certificazione effettiva; la prima rimane accessibile a tutti, la seconda è un valore registrato.

Parlando di tecnologie, non si deve confondere il concetto di opera digitale con quello di opera immateriale: la rete, i server e i servizi che le supportano sono infrastrutture concrete. Chi lavora nel settore lo racconta: per pubblicare, vendere o esporre servono piattaforme, spazi cloud e competenze tecniche. Questo cambia i ruoli — dagli artisti ai curatori — e impone scelte su quali tecnologie adottare, con ricadute su costi e impatto ambientale.

Impatto ambientale e soluzioni tecnologiche

Il dibattito sull’impatto ambientale dell’arte digitale si concentra spesso sulle energie consumate dalle blockchain e sui server che ospitano file e gallerie virtuali. Alcune reti criticate per l’alto dispendio energetico hanno compiuto transizioni verso sistemi meno esigenti, riducendo i consumi per le operazioni di validazione. Al tempo stesso, alternative nate con un orientamento “green” offrono valide strade per chi vuole limitare le emissioni.

Non bisogna dimenticare che anche le esposizioni tradizionali producono emissioni: spostamento delle opere, allestimenti e materiali hanno un peso significativo sulla carbon footprint. Un confronto realistico richiede quindi di guardare alla filiera completa: produzione, fruizione e conservazione. Un fenomeno che in molti notano solo in certe stagioni è l’aumento dei consumi elettrici dovuti a proiezioni e installazioni immersive nelle grandi mostre.

Tra le misure praticabili ci sono l’uso di server alimentati da energia rinnovabile, la selezione di dispositivi a basso consumo per le installazioni e protocolli di lavoro che limitino rendering inutili. Alcuni progetti culturali in Italia e nel Nord Europa stanno sperimentando queste opzioni, certificando l’impronta ecologica delle mostre e rendendo trasparenti le scelte tecniche. È un percorso che richiede investimenti e norme condivise, ma offre la possibilità concreta di ridurre l’impatto senza rinunciare all’esperienza immersiva.

Diritti, conservazione e responsabilità degli attori

Nello spazio digitale la protezione dell’autore e la conservazione delle opere sono questioni aperte. Il file che oggi gira su una piattaforma potrebbe non essere leggibile tra decenni se i formati cambiano o i servizi chiudono. Per questo la comunità culturale parla di strategie di conservazione che includono backup multipli, documentazione dei processi creativi e accordi contrattuali chiari tra artisti e piattaforme.

Gli NFT possono contribuire a tracciare la proprietà, ma non risolvono da soli problemi come il diritto d’autore o il furto d’identità digitale. Le gallerie e le piattaforme hanno un ruolo importante: offrire trasparenza sull’impronta ecologica, proporre opzioni green per la vendita e richiedere pratiche sostenibili agli artisti. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è quanto la scelta della tecnologia di supporto influisca sulla vita quotidiana dei professionisti coinvolti.

Gli artisti possono adottare criteri concreti nella fase di produzione: selezionare formati stabili, preferire reti meno energivore e collaborare con conservatori digitali. Dal punto di vista istituzionale, promuovere linee guida e incentivi per progetti a basso impatto aiuterebbe a creare un mercato più responsabile. In molte realtà italiane si stanno già vedendo sperimentazioni che legano la creatività a scelte tecniche sostenibili: è un segnale che la transizione è possibile e che l’arte digitale può diventare parte di una cultura culturale compatibile con l’ambiente.

Un’immagine che resta è quella di uno spettatore che toglie il visore al termine della visita e porta con sé non solo un ricordo visivo, ma la consapevolezza delle scelte tecniche dietro quell’esperienza: una responsabilità che tocca autori, curatori e pubblico.